Abstract
Gli itinerari dedicati alla memoria della Frontiera adriatica negli spazi urbani del Goriziano sono stati realizzati dalla classe IIIC della Scuola secondaria di primo grado «G. Isaia Ascoli» di Gorizia, attraverso il progetto Una sedia per ricordare, con il percorso simbolico della statua di Augusto, che, passo dopo passo, compie il viaggio da Pola fino al capoluogo isontino. Grazie all’uso di cartoline d’epoca, fotografie e disegni realizzati dagli studenti, collocati con precisione sulla mappa della città, viene reinterpretata in chiave positiva la metafora della sedia, simbolo dell’esodo istriano-dalmata. Gli spazi urbani prendono vita attraverso un file audio, accessibile tramite il QR code posizionato sulla “Sedia”, che integra alcune immagini del progetto e un sottofondo musicale originale. Le voci degli studenti e della statua di Augusto guidano l’ascoltatore alla scoperta di aspetti storici, artistici, odonomastici e umani, raccontando costruzioni, lapidari, monumenti e targhe presenti a Gorizia. Con l’obiettivo di comprendere meglio la contemporaneità, il lavoro propone un vero e proprio “viaggio del ricordo”, volto a promuovere valori e competenze di educazione civica e cittadinanza attiva, stimolando riflessione, creatività ed empatia. Il progetto Una sedia per ricordare ha ricevuto una menzione speciale dal Mim, è stato presentato da Martina Vocci nella trasmissione televisiva L’Arca dei saperi su TV Koper-Capodistria, raccontato sulle pagine della rivista culturale «La Panarie» e inserito nel programma della XXI edizione del Festival Internazionale èStoria.
Premessa
Dal 2010 il Concorso nazionale “10 Febbraio”, indetto dal ministero dell’Istruzione e del Merito, invita docenti e studenti di tutta Italia a intraprendere insieme un viaggio nel ricordo, alla scoperta della storia e delle identità della Frontiera adriatica. Ogni anno si propone un tema di approfondimento diverso, offrendo occasioni preziose di ricerca, confronto e crescita condivisa, in un percorso che coniuga studio e creatività. Per l’anno scolastico 2024-2025 l’edizione è stata intitolata Nel marmo e nel bronzo. Itinerari storici in luoghi e spazi urbani delle città italiane alla ricerca della memoria delle terre della Frontiera adriatica: un invito a esplorare le tracce della storia scolpite nelle città italiane, per riscoprire, il legame profondo con le terre della Frontiera adriatica.

Fig. 1 Palazzo del Quirinale, 10 febbraio 2025
1. Nel marmo e nel bronzo. Concorso nazionale 10 Febbraio, anno scolastico 2024-2025
Con entusiasmo e curiosità, i miei studenti della classe III C della Scuola secondaria «G. Isaia Ascoli» di Gorizia, appoggiati dalla dirigente Eleonora Carletti, hanno accolto la sfida del concorso, trasformandola in un viaggio affascinante nella storia della loro città, che proprio nel 2025 insieme con Nova Gorica era capitale europea della cultura. Il lavoro ha coinvolto anche altri docenti di classe, i professori Stefania De Fazio e Dimitri Candoni, che hanno supportato i ragazzi e collaborato alla realizzazione del progetto. Attraverso uscite didattiche mirate e ricerche minuziose gli alunni hanno approfondito pagine spesso dimenticate del Novecento, ricomponendo i frammenti di un passato che vive ancora tra le vie, le piazze e i monumenti di Gorizia, scoprendo insieme come i luoghi familiari possano raccontare eventi straordinari, diventando testimoni della complessa e affascinante storia della Frontiera adriatica.

Fig. 2 Gorizia, Villaggio degli esuli a Campagnuzza (Archivio Foto Sergio Cionci)
2. Il lavoro di ricerca e studio
I ragazzi hanno ricostruito con passione la storia degli esuli istriani, fiumani e dalmati che, dopo l’esodo, trovarono accoglienza a Gorizia; i primi arrivati furono ospitati nella Caserma «Guella» di Piazza Cesare Battisti, in alcune abitazioni private e nelle Casermette di via degli Scogli e via Brigata Etna, nel quartiere periferico di Montesanto, a ridosso del confine con l’ex Jugoslavia. Quest’area, edificata nel 1942 come campo contumaciale, era stata occupata nel tempo da truppe naziste, slave e infine americane; quando nel 1948 giunsero i profughi, gli edifici versavano in pessime condizioni, segnati dai bombardamenti della guerra, tuttavia per queste persone in fuga divennero il primo rifugio di una nuova speranza.
Nel 1950 nel quartiere di Campagnuzza venne edificato il Villaggio dell’Esule, un nuovo punto di raccolta sorto lungo le sponde dell’Isonzo: su un’area di oltre ventimila metri quadrati vennero costruiti 27 edifici, destinati ad accogliere un centinaio di famiglie istriane, fiumane e dalmate, dove molti trovarono finalmente un luogo accogliente, per poter ricominciare, riscoprendo la dignità del quotidiano e il tepore di una vera casa. Il villaggio divenne presto un piccolo mondo pulsante di vita: sorsero negozi, una scuola elementare e il Collegio «Fabio Filzi», intitolato al patriota e irredentista di Pisino d’Istria, un istituto che tra il 1951 e il 1975 accolse e formò oltre cinquemila bambini e ragazzi[1].
Le funzioni religiose venivano inizialmente celebrate in un capannone militare, ma nel 1959, grazie alla tenacia e alla fede di don Luciano Manzin, originario di Dignano d’Istria, iniziò la costruzione della Chiesa della Madonna della Misericordia, dedicata anche a San Biagio e Sant’Eufemia, compatroni e protettori di diverse città dell’Adriatico orientale. All’interno, le effigi dei santi, dipinte da Emma Galli[2], custodiscono la memoria delle terre perdute e in una nicchia del transetto sud, di fronte all’altare, si trova una statua della Vergine proveniente da Pola. Si tratta di un’opera delicata che Don Manzin portò con sé durante l’esodo, nascosta sotto il soprabito, per oltrepassare i controlli alla frontiera italo-jugoslava: simbolo commovente della fede e della forza del ricordo che attraversano ogni confine.
Attualmente l’ex Villaggio dell’Esule è un quartiere pienamente integrato nel tessuto urbano di Gorizia, ma conserva nei suoi nomi la traccia di quelle origini: una ricerca di odonomastica ha permesso ai ragazzi di rintracciare via Capodistria, via Zara, via Pola, piazza Fiume, largo Martiri delle Foibe e dal 2009 via Norma Cossetto. A queste si affiancano via Nicolò Tommaseo, via Fabio Filzi e via Nazario Sauro, in un intreccio di strade che continua a raccontare la storia e l’identità di un popolo che seppe ricominciare trasformando il dolore in speranza.
Altre testimonianze di questa drammatica storia sono visibili nel Parco della Rimembranza, dove nel 1985 è stato eretto un lapidario che commemora 665 deportati e infoibati durante l’occupazione titina della città; nel 2023 si è aggiunto un secondo monumento commemorativo, che riporta i nomi di altre 97 vittime, restituendo voce e dignità a chi fu travolto da questi eventi tragici della nostra storia recente.
Per concludere, nel 2024 all’interno e all’esterno del Liceo classico «Dante Alighieri» sono state collocate due targhe dedicate a Norma Cossetto, che in questo istituto aveva mosso i primi passi nel mondo della cultura. Il pannello esterno, trilingue (in italiano, sloveno e inglese) ricorda anche Milojka Strukelj, diciannovenne partigiana slovena e studentessa del Dante, tragicamente uccisa dai nazisti pochi mesi dopo Norma[3].

Fig. 3 Gorizia: Monumento a Cesare Ottaviano Augusto in via Roma (cartolina fotografica)
Il ricordo di queste due giovani si intreccia simbolicamente con il clima di capitale europea della cultura 2025, simboleggiato anche da Piazza Transalpina. Nel disco pavimentale, ideato dell’architetto Romano Schnabl, Gorizia e Nova Gorica si incontrano: passato e presente dialogano e la memoria dei drammi vissuti germogliano in semi di speranza e rinascita.
3. La “statua parlante” di Augusto
Nel corso delle ricerche storiche, gli studenti sono rimasti particolarmente affascinati dalla maestosa statua in bronzo di Cesare Augusto, che oggi domina il Largo Martiri delle Foibe, di fronte al palazzo della Regione di Gorizia. Un’opera con una storia insolita che proviene direttamente dall’Istria, accompagnata dal 10 febbraio 2025 da un cartello esplicativo che narra la sua storia, inserendola a pieno titolo negli itinerari storici delle nostre terre. In questa declinazione il confine non è più solo geografico, ma diventa testimonianza viva — scolpita nel marmo e nel bronzo — delle terre della Frontiera adriatica. Si tratta di una fedele copia del celebre Augusto di Prima Porta in marmo, rinvenuto a Roma, nella villa della moglie Livia; l’originale, oggi custodito nei Musei Vaticani, è conosciuto come Augusto loricato per la magnifica corazza da legionario che indossa con fierezza, un potente simbolo di autorità, forza e grandezza imperiale. È significativo ricordare che per le genti adriatiche Augusto rappresenta gloria e civiltà: infatti dopo la vittoria di Azio nel 31 a.C., consacra la pace della Pax Romana e, intorno al 7 d.C., suddivide l’Italia in regioni, includendo l’Istria nella Decima Regio Italica Venetia et Histria, concedendo la cittadinanza romana a tutti gli abitanti. Pola, la sua città prediletta, dedica ad Augusto un tempio, che si affaccia sul mare, mentre la statua in bronzo è un dono della comunità romana a quella italiana di Pola, eretta il 4 novembre 1935 davanti alla grandiosa Arena.
Nel 1947, con il Trattato di pace di Parigi e la cessione di Pola alla Jugoslavia, ha inizio l’esodo che costrinse migliaia di italiani a lasciare la città: è così che la statua di Augusto ha seguito gli esuli nel loro viaggio verso l’Italia, salpando con l’ultima traversata della nave Toscana. Dopo alcuni anni di custodia nell’Arsenale di Venezia, grazie all’iniziativa degli esuli polesani, della Comunità giuliano-dalmata e del Comune di Gorizia, nel 1955 la statua è stata finalmente collocata sull’angolo con Via Roma, dove a tutt’oggi domina il panorama urbano[4].
Sorpresi e incuriositi da queste scoperte, i ragazzi hanno deciso di dare voce ad Augusto stesso: grazie alle nuove tecnologie, hanno immaginato che fosse proprio l’imperatore a parlare dal passato per raccontare la sua storia e ciò che avevano appreso durante le ricerche. Utilizzando strumenti digitali come la sintesi vocale e il montaggio video, hanno ricostruito il suo racconto, intervallandolo con le loro considerazioni e trasformando la statua in un narratore multimediale capace di collegare epoche lontane.
Con originalità e impegno, ridando la parola alla figura di Augusto, hanno voluto rappresentare l’idea di testimonianza storica che prende vita: il passato che si racconta attraverso i linguaggi del presente, con una colonna sonora inedita; si tratta del brano per pianoforte Les pas fatigues del Maestro Dimitri Candoni, ispirato all’esodo, in cui la malinconia e il ricordo delle terre d’origine attraversano il brano ma c’è spazio anche per la speranza; il brano musicale si conclude con un accordo sospeso, simbolo del cuore degli esuli rimasto nel suolo natio.
Ma il viaggio nel tempo non era ancora terminato…
4. Risemantizzare un simbolo del ricordo
Parallelamente al lavoro di ricerca storica, gli alunni hanno voluto raccontare l’accoglienza che Gorizia, pur segnata dalle ferite della Seconda guerra mondiale, aveva riservato ai circa cinquemila Esuli istriani, fiumani e dalmati giunti in città al termine del conflitto; per farlo, hanno scelto di reinterpretare il simbolo della sedia, da sempre legato al tema dell’esodo giuliano-dalmata.
La sedia vuota, diventata emblema di assenza e perdita, richiama le storie di chi lasciò il proprio “posto” e la propria terra, in cerca di un nuovo inizio. Trasformata in oggetto simbolico, essa racconta la memoria delle terre della Frontiera adriatica (si pensi alle cataste di sedie a Magazzino 18, oggi Magazzino 26), invitando a non dimenticare il passato, ma a trasformarlo in un ponte di dialogo.
Gli studenti hanno voluto con determinazione una sedia autentica degli anni ’40 o ’50, desiderosi di trasformarla in qualcosa di nuovo: darle un nuovo significato e creare un segno tangibile legato al capoluogo isontino, capace di raccontare il passato e trasmettere un sentimento di umanità e incontro. Una volta individuata, grazie al dono del signor Licio Venizio Bregant, l’hanno personalizzata con disegni, immagini, fotografie d’epoca, mappe e didascalie decidendo di collegarla idealmente al percorso della statua di Augusto, da Pola a Gorizia, seguendo le impronte degli esuli. I passi, carichi di significato, hanno evocato il movimento e la ricerca, rappresentando le esperienze di chi si è messo in cammino verso un futuro migliore; ogni piccola impronta ha simboleggiato le sfide affrontate, le scelte compiute e le lezioni apprese lungo il percorso.
La metafora del viaggio non ha riguardato solo la migrazione fisica, ma anche quella interiore, il percorso di ogni individuo alla ricerca di un luogo in cui sentirsi accolto e realizzato. In questo modo, l’intero progetto non si è limitato a ricordare le sofferenze del passato, ma ha celebrato la resilienza e la capacità di accoglienza. La sedia e il cammino della statua sono diventati simboli, ricordando a tutti che le radici, anche quando affondano in memorie dolorose, possono diventare ponti verso il futuro e invitando ogni persona (indipendentemente dalle sue origini) a trovare il proprio posto nel mondo, con dignità e speranza.

Fig. 4 Una sedia per ricordare
5. Ulteriori sviluppi
Al progetto dedicato agli itinerari della memoria della Frontiera adriatica negli spazi urbani di Gorizia è stato collegialmente, in classe, attribuito il titolo Una sedia per ricordare: sulla quale si è ripercorso il cammino simbolico della statua di Augusto che, passo dopo passo, compie idealmente il viaggio da Pola fino al capoluogo isontino. L’iniziativa, inviata al Mim nei termini previsti, ha ricevuto dalla commissione giudicatrice una menzione speciale, grazie alla quale una rappresentanza di studenti della classe IIIC della Scuola «G. Isaia Ascoli» è stata premiata a Roma, nel palazzo del Quirinale, durante le celebrazioni del Giorno del Ricordo, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e di Renzo Codarin, presidente dell’Anvgd e di FederEsuli. È stata un’occasione straordinaria che ha permesso ai ragazzi di vivere giornate indimenticabili nella capitale, condividendo l’esperienza con docenti e compagni, anche sulle pagine della rivista culturale «La Panarie».
Ancora oggi, a distanza di quasi due mesi, è difficile per noi pensare all’incredibile e inaspettata esperienza che abbiamo vissuto; questa è un’altra dimostrazione che la vita riserva sempre sorprese e premia chi si impegna! Con i nostri compagni di classe abbiamo esaustivamente lavorato proprio per questo scopo, per questo obiettivo, proponendo un itinerario legato alla memoria della Frontiera adriatica negli spazi urbani della nostra città. […] Un lavoro assolutamente non facile data la delicatezza ma anche la complessità dell’argomento trattato: alla fine del secondo conflitto mondiale centinaia di migliaia di italiani abbandonarono quella che fino a poco tempo prima era Italia. La loro storia ci insegna quanto siano importanti le nostre radici e la memoria del passato: un “viaggio del ricordo” che ci ha fatto crescere anche emotivamente[5].
Il valore formativo dell’esperienza è stato vissuto con grande emozione dagli studenti, che hanno trasformato il progetto scolastico in un percorso di crescita personale e collettiva. La riflessione sul passato ha rappresentato un’occasione di consapevolezza e responsabilità verso la testimonianza storica, ulteriormente valorizzata dall’opportunità di presentare il proprio lavoro come ospiti in una trasmissione televisiva. Grazie all’iniziativa della giornalista Martina Vocci, il progetto ha avuto l’opportunità di essere presentato in una puntata della sua trasmissione L’Arca dei saperi, programma che approfondisce gli eventi storici e culturali più significativi dell’Istria e dei territori circostanti, proponendo reportage dedicati alla storia, alla cultura, alle tradizioni e alle manifestazioni che caratterizzano l’area compresa tra Slovenia, Italia e Croazia. Questa occasione ha permesso di valorizzare il lavoro svolto dagli studenti, di condividerlo con un pubblico più ampio, portando questa esperienza oltre i confini della città e rendendo concreto l’impatto del loro impegno.
Con il titolo Arca dei saperi: la storia istriana a Gorizia, il servizio è andato in onda in prima serata, il 30 aprile 2025[6], valorizzando il fatto che Nova Gorica e Gorizia siano, per il 2025, Capitali europee della cultura: è la prima volta che due città, un tempo divise da un confine, condividono questo importante riconoscimento. Per raccontare un frammento della storia dell’Istria in questa cornice simbolica, L’Arca dei saperi è approdata presso la nostra scuola, anche perché era stato da poco ottenuto il prestigioso riconoscimento nel Concorso nazionale 10 Febbraio.

Fig. 5 Le foibe spiegate ai ragazzi (con i ragazzi)
È stata un’esperienza altamente formativa, che ha anche permesso agli studenti di comprendere da vicino il funzionamento delle produzioni televisive. La Vocci è giunta a scuola con la sua troupe e in classe ha saputo mettere a proprio agio gli studenti con professionalità ed empatia. Superata l’iniziale timidezza, i ragazzi si sono lasciati coinvolgere attivamente dalle interviste, a cui hanno partecipato anche la dirigente scolastica dott.ssa Eleonora Carletti – che aveva supportato il progetto sin dalle fasi embrionali – e la scrivente. Attraverso le parole di tutti, il servizio ha ripercorso le varie fasi di realizzazione dell’iniziativa, evidenziando il l’importanza della didattica concreta, del coinvolgimento degli studenti e del messaggio che si intendeva trasmettere.
L’esperienza con L’Arca dei saperi ha rappresentato un’importante occasione di valorizzazione delle attività svolte dagli studenti, il servizio televisivo ha dato visibilità al progetto anche in prospettiva transfrontaliera, mettendo in risalto il ruolo della scuola come luogo di dialogo e di costruzione di una cittadinanza consapevole. La partecipazione alla trasmissione ha inoltre permesso ai ragazzi di sperimentare in prima persona il linguaggio dei media, comprendendo quanto impegno e competenza si celino dietro alla realizzazione di un servizio giornalistico di qualità. Un’esperienza che resterà impressa in tutte le persone coinvolte: una prova tangibile della capacità insita nella conoscenza e nella cultura quali mezzi potenti per abbattere costruttivamente i confini e avvicinare le persone.
Grazie ai numerosi riconoscimenti ottenuti, la classe ha avuto l’onore di partecipare alla XXI edizione di èStoria, il Festival Internazionale della Storia, su invito di Adriano Ossola, ideatore e direttore della kermesse. L’occasione ha permesso agli studenti di confrontarsi con la giornalista del «Corriere della Sera» Greta Sclaunich, autrice del libro Le foibe spiegate ai ragazzi, in un incontro che ha unito ricordo, storia e riflessione.
L’intervento, inserito nel programma ufficiale della manifestazione, si è svolto a Gorizia presso l’Auditorium Fogar, il 29 maggio 2025, con il titolo Le foibe spiegate ai ragazzi (con i ragazzi). Insieme alla Sclaunich e con il mio supporto, gli studenti hanno saputo coinvolgere il folto pubblico illustrando il loro lavoro, Una sedia per ricordare, raccontando con competenza cosa sono le foibe, cosa si intende per Esodo giuliano-dalmata e perché sia importante affrontare questi temi con le nuove generazioni. La conversazione si è poi ampliata a questioni più universali, come i confini, l’identità e il senso di appartenenza, temi centrali nell’anno di GO!2025, fino a toccare riflessioni sulla contemporaneità, dove purtroppo ancora oggi si combattono nuove guerre.
L’incontro è stato un importante momento di dialogo e partecipazione, in cui la Storia si è trasformata in esperienza vibrante e tangibile: gli studenti hanno dimostrato come la memoria possa essere uno strumento di comprensione del prossimo e di costruzione di pace. Tra emozione e consapevolezza, nei ragazzi è nata la convinzione che solo conoscendo il passato si possa davvero costruire un futuro migliore.
Simbolo di questo percorso è stata la Sedia per ricordare, lasciata volutamente vuota sul palco: un simbolo potente, dedicato a chi non ha più voce, a chi è stato costretto a partire o addirittura a scomparire a causa di eventi tragici. Sedersi idealmente su quella sedia ha significato per gli studenti assumersi la responsabilità della memoria, trasformandola in accoglienza, impegno e dialogo: in questo gesto semplice la “Storia” si è fatta viva e il ricordo ha trovato un posto nel presente.
6. Un cammino condiviso. Riflessioni conclusive
Concludendo con le parole che gli studenti hanno attribuito alla statua bronzea di Augusto nel progetto Una sedia per ricordare, l’invito all’accoglienza si amplia:
«Nel congedarmi estendo a tutti l’invito a “prendere posto” su questa sedia, un gesto di apertura, un modo per creare una comunità inclusiva e solidale, costruendo una storia collettiva di speranza e fiducia nel futuro: un messaggio particolarmente significativo nel contesto della storia di Gorizia, che nonostante le difficoltà ha saputo dimostrarsi generosa e accogliente. Il cammino allora diviene ricco di scoperte e opportunità, i passi non rappresentano solo un movimento, ma anche una crescita personale e comunitaria, perché cari ragazzi, solo la solidarietà e la condivisione del viaggio creano un mondo migliore».
L’occasione del concorso nazionale del Mim ha permesso alla classe IIIC di lavorare insieme con determinazione su tematiche complesse, di approfondire questo capitolo della storia e del Goriziano, per comprendere come il confine che un tempo divise le due comunità, segnandone profondamente la vicenda, oggi può trasformarsi in un filo conduttore di convivenza costruttiva. La rievocazione delle sofferenze della Frontiera orientale non è solo percezione di dolore, ma diventa una base feconda per costruire un futuro positivo, fondato su tolleranza, rispetto e dialogo tra le comunità, un futuro in cui cultura e ricordo si fanno strumenti di riconciliazione. Questo percorso ha insegnato che conoscere la Storia significa anche prendersene cura e trasmetterla, dimostrando che il “Ricordo” può diventare motore di azioni positive, le divisioni di ieri possono trasformarsi in fattive collaborazioni di domani, rafforzando i legami tra persone e territori.
Quale sarà il prossimo tema del concorso nazionale 10 Febbraio – Giorno del Ricordo? In attesa di notizie dal ministero dell’Istruzione e del Merito, si invitano fin d’ora i docenti a coinvolgere le proprie classi in questa preziosa iniziativa, che ogni anno offre agli studenti un’occasione unica di confronto, ricerca e crescita. Attraverso il lavoro condiviso, la scuola continua a essere un luogo di memoria attiva e di impegno civile, dove la Storia diventa strumento di dialogo e consapevolezza: partecipare significa non solo approfondire il passato e dare oggi voce al ricordo, ma anche guardare insieme verso il futuro.
NOTE
[1] D. Kuzmin, F. Santoro, Villaggio dell’esule: storia della Campagnuzza e della sua chiesa, ANVGD, Gorizia 2007; Campagnuzza: da villaggio dell’esule a borgo di Gorizia, a c. di M.G. Ziberna e F. Santoro, Anvgd Comitato provinciale di Gorizia, Gorizia 2019.
[2] V. Feresin, Emma Galli Gallovich: pittrice, Centro per la conservazione e la valorizzazione delle tradizioni popolari di Borgo San Rocco, Gorizia 2008; S. Tavano, E. Galli e l’arte sacra: una mediazione servizievole ed elegante, in «Borc San Roc», 20, novembre 2008, pp. 34-41.
[3] F. Sessi, Foibe rosse: vita di Norma Cossetto uccisa in Istria nel ’43, Marsilio, Venezia 2022; R. Mondoni, L. Garibaldi, Dopo la guerra c’è solo la pace: il coraggio e la forza di Norma Cossetto, Solfanelli, Chieti 2020.
[4] D. Kuzmin, La statua di Augusto esule da Pola, in «Il Piccolo», 12 febbraio 2012.
[5] I. Bressan, G. Caddeo, S. Curto, La Sedia del ricordo: la memoria della Frontiera adriatica premiata al Quirinale, «La Panarie», n. 224, marzo 2025, p. 83.
[6] Il link del video è https://www.rtvslo.si/rtv365/arhiv/175118433?s=tv_ita