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Frontiera Adriatica

Le vie nella storia: memoria, archeologia e didattica della Frontiera adriatica

1. Storia, memoria e coscienza civile: giovani prospettive sulla Frontiera adriatica

Tra i molteplici nodi irrisolti che il secondo dopoguerra ha consegnato all’Europa, la questione della Frontiera adriatica rappresenta uno dei più complessi e densi di conseguenze. Dopo la Seconda guerra mondiale, le ricadute di decisioni politiche travalicarono la dimensione geopolitica, incidendo sulla vita quotidiana delle popolazioni coinvolte: circa 250.000 italiani scelsero o furono costretti ad abbandonare le loro terre, mentre i cosiddetti “rimasti” affrontarono un processo di progressiva minoritarizzazione in un contesto politico, linguistico e sociale radicalmente mutato.

La scelta drammatica tra restare o partire costituì una frattura intima oltre che politica, segnando in profondità identità individuali e collettive. Da un lato, l’Esodo rappresentò il doloroso distacco dalle case, dalle memorie e dalle radici; dall’altro, la permanenza significò vivere l’esperienza della marginalizzazione, della perdita di centralità e della necessità di ridefinire quotidianamente il proprio ruolo in una nuova cornice statuale.

Questo scenario di perdita e trasformazione è oggi banco di prova per la nostra capacità di coniugare ricerca storica, cura della memoria e formazione civile. Negli ultimi anni, le Linee Guida per la didattica della Frontiera Adriatica emanate dal ministero dell’Istruzione hanno incoraggiato un approccio laboratoriale e interdisciplinare, volto a far emergere la consapevolezza che la storia non si riduce a un elenco di date, ma è esperienza vissuta da esseri umani.

È in questa prospettiva che si colloca il lavoro di un gruppo di studenti del Liceo Artistico Statale «Giacomo e Pio Manzù» di Bergamo, i cui elaborati hanno affrontato la questione del confine orientale non solo dal punto di vista storiografico, ma anche in termini umani e identitari. La ricerca ha messo in luce come lo studio di un tema tanto complesso possa diventare occasione di riflessione sulla fragilità e sulla resilienza delle comunità, sulla memoria come patrimonio condiviso e sulla necessità di trasmettere alle nuove generazioni una coscienza critica, capace di collegare passato e presente nel segno del rispetto e della responsabilità civile.

L’esperienza si è concretizzata nel progetto Le vie nella storia: presente e passato per una condivisa identità europea (aa.ss. 2021-2023), che ha coinvolto circa ottanta studenti di quattro indirizzi differenti, coordinati da chi scrive. Il percorso ha intrecciato lo studio delle vicende dell’esodo giuliano-dalmata con l’analisi archeologica del sito urbano di Pola, valorizzando la connessione tra memoria individuale e collettiva e traducendola in una pluralità di elaborati audiovisivi, grafici e progettuali.

L’indagine didattica si inserisce nel più ampio quadro di una storiografia che, soprattutto negli ultimi decenni, ha posto nuova attenzione alla complessa vicenda della Frontiera adriatica: una storia segnata da conflitti nazionali ed etnici, ma anche da intrecci di culture, lingue e tradizioni che ne fanno un caso paradigmatico di “laboratorio della contemporaneità”. La ridefinizione dei confini al termine della Seconda guerra mondiale, sancita dai trattati di Parigi (1947) e dal Memorandum di Londra (1954), determinò la cessione dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia e produsse conseguenze profonde sia per gli esuli sia per i cosiddetti “rimasti”.

In questo contesto, il progetto ha avuto la funzione di tradurre in pratica le Linee Guida per la didattica della Frontiera Adriatica (Prot. DPIT n. 2409 del 20.10.2022), che invitano a integrare lo studio degli eventi storici con esperienze capaci di stimolare la coscienza civica, la responsabilità democratica e la consapevolezza del legame fra vicende locali, nazionali ed europee. Gli studenti hanno così potuto confrontarsi direttamente con il patrimonio archeologico e memoriale di Pola, sperimentando una modalità laboratoriale di apprendimento che unisce lo studio dei documenti alla rielaborazione creativa.

L’approccio metodologico adottato si è rivelato particolarmente significativo: la dimensione scientifica della ricerca storica e archeologica è stata costantemente affiancata da una riflessione identitaria e umana, in linea con l’idea che la didattica della storia debba non solo trasmettere conoscenze, ma anche stimolare la capacità di problematizzare, di formulare ipotesi interpretative e di collocare le memorie traumatiche in un orizzonte etico condiviso. La produzione di elaborati multimediali e grafici, in questo senso, ha permesso di tradurre il sapere in esperienza tangibile, restituendo la complessità del passato in forme comprensibili e partecipate.

Fig. 1, La copertina del Convegno

Il progetto si offre così come esempio di una didattica della storia con l’obiettivo di coniugare rigore scientifico e sensibilità civile, studio delle fonti e creatività, memoria e innovazione. Esso mostra come la scuola possa farsi luogo di mediazione tra ricerca accademica, patrimonio culturale e coscienza delle nuove generazioni, contribuendo a colmare quel “vuoto di conoscenza” che per lungo tempo ha relegato la vicenda della Frontiera adriatica ai margini della coscienza storica nazionale.

2. Il progetto didattico triennale

Le vie nella storia: presente e passato per una condivisa identità europea è stato sviluppato dal 2021 al 2023, con il sostegno ministeriale e la partecipazione di partner italiani e croati, tra cui il Liceo “Dante Alighieri” di Pola.

Il progetto ha intrecciato tre dimensioni:

  • storico-politica, relativa alle vicende del confine orientale, alle cessioni territoriali e all’esodo;
  • archeologica, centrata sullo studio dell’urbanistica romana di Pola e delle stratificazioni che ancora oggi definiscono la città;
  • memoriale, orientata a valorizzare le narrazioni dei testimoni e il lascito culturale della comunità giuliano-dalmata.

Gli studenti hanno prodotto una pluralità di elaborati: cataloghi fotografici, mappe interattive, installazioni grafiche, progetti architettonici e soprattutto un documentario audiovisivo che restituisce le fasi del percorso e ne fissa la dimensione umana.

Inoltre, il progetto ha visto anche la partecipazione di Giorgio Marchesi, un attore bergamasco attivo nel teatro, nel cinema e nella televisione. Accanto alla carriera professionale, Marchesi ha sempre mantenuto un legame profondo con la sua città natale: ha infatti partecipato al progetto qui illustrato portando la sua professionalità con sensibilità e umanità. In quell’occasione ha mostrato una particolare attenzione al tema del distacco e della memoria, sottolineando come l’arte e la recitazione possano farsi veicolo di riflessione collettiva e di rispetto verso le vicende storiche e personali che segnano la vita di intere comunità.

3. Pola tra archeologia e memoria

 La scelta di Pola non è casuale. La città, antica colonia Pietas Iulia della Regio X Venetia et Histria, custodisce monumenti che attestano la lunga durata della presenza romana nell’Adriatico orientale. L’anfiteatro, il tempio di Augusto, l’arco dei Sergi costituiscono non solo testimonianze archeologiche ma anche simboli identitari, attorno ai quali studenti italiani e croati hanno costruito un dialogo interculturale. Parallelamente, Pola è luogo-simbolo dell’esodo: nel 1947 circa 28.000 italiani lasciarono la città, salpando dal porto verso un futuro incerto. Lo stesso spazio urbano è dunque palinsesto di memorie: alla monumentalità romana si sovrappongono le tracce dell’abbandono novecentesco, i silenzi delle famiglie separate, le assenze che ancora pesano.

4. Memoria vissuta, memoria trasmessa

Gli studi sulla memoria hanno mostrato come essa non sia mai mera ripetizione di fatti, bensì rielaborazione condivisa, intreccio di vissuti e simboli. In Istria, la memoria degli esuli e quella dei rimasti si confrontano e talvolta si contrappongono, ma sempre testimoniano l’urgenza di dare voce a storie individuali soffocate dal peso delle grandi narrazioni politiche. 

Fig. 2 Analisi del sistema urbano di Pola (3L – Indirizzo Design)

Il progetto ha offerto agli studenti l’occasione di confrontarsi con queste memorie plurali: interviste, letture, visite ai luoghi della memoria hanno permesso di percepire la dimensione umana della storia, superando la riduzione a mero dato statistico o geopolitico. Così, la didattica si è fatta esperienza civile.

Fig. 3, Simulazione 3D arredo urbano (3L – Indirizzo Design)
Fig. 4, Studio iconico/grafico per impaginazione catalogo (5M – Indirizzo Audiovisivo e Multimediale)

5. Valore didattico e umano

Dal punto di vista pedagogico, l’iniziativa ha mostrato come lo studio della Frontiera adriatica possa essere occasione di:

  • educazione storica, attraverso l’analisi critica di documenti, monumenti e testimonianze;
  • educazione civica, ponendo al centro il rispetto delle diversità e la comprensione delle lacerazioni del passato;
  • educazione al patrimonio, grazie al contatto diretto con siti archeologici e paesaggi urbani;
  • educazione interculturale, nell’incontro con coetanei croati che hanno guidato gli studenti italiani a riscoprire la città.

In tal senso, il progetto ha concretizzato quella “didattica della frontiera” auspicata dai quaderni ministeriali: un laboratorio di cittadinanza che unisce ricerca storica e crescita personale.

Conclusioni

L’esperienza maturata nel corso del progetto ha evidenziato diversi aspetti di valore, ma anche alcune criticità.

Sul piano delle positività, va sottolineata la comunione di intenti fra docenti di indirizzi diversi, che ha favorito una reale interdisciplinarità, permettendo agli studenti di cogliere i molteplici livelli – storico, artistico, archeologico e identitario – del tema affrontato. Altrettanto significativo è stato il coinvolgimento diretto delle classi nel lavoro di ricerca e produzione, che ha rafforzato la motivazione e la responsabilità individuale e collettiva.

Sul piano organizzativo, è emersa con chiarezza la necessità di una rigorosa pianificazione delle fasi intermedie. La complessità del percorso – che prevedeva viaggi di istruzione, attività laboratoriali, momenti di confronto internazionale e produzione di elaborati – ha richiesto puntualità nel rispetto delle scadenze, coordinamento costante tra docenti e studenti e una solida capacità di gestione delle risorse. Non sempre questi aspetti si sono rivelati semplici da conciliare con i tempi scolastici ordinari, e ciò rappresenta uno dei principali nodi critici. Un utile strumento può essere utilizzare un diagramma di Gantt per strutturare l’iter progettuale in modo organico e adatto alla conclusione del percorso.

In sintesi, l’esperienza ha messo in luce diversi punti di forza che ne hanno sostenuto lo sviluppo e ne hanno accresciuto il valore formativo.

In primo luogo, l’interdisciplinarità: come sopra accennato, la collaborazione tra docenti appartenenti a indirizzi differenti – dal grafico al multimediale, dal design all’architettura – ha permesso di intrecciare competenze eterogenee e di restituire la complessità del tema della Frontiera adriatica.

Altrettanto significativo è stato l’approccio esperienziale, reso possibile dal viaggio di istruzione a Pola e dalle visite ai luoghi della memoria, che hanno trasformato lo studio in un’esperienza viva e tangibile. La motivazione degli studenti ne è risultata accresciuta: la consapevolezza di dover produrre elaborati destinati a una restituzione pubblica ha favorito un forte senso di responsabilità individuale e collettiva.

Infine, la connessione costante tra passato e presente ha reso il percorso particolarmente rilevante, mostrando come la memoria storica possa diventare strumento di crescita civica e di riflessione sull’identità europea.

Accanto a questi aspetti, sono però emerse alcune criticità. La complessità organizzativa ha richiesto uno sforzo costante di coordinamento, soprattutto nella pianificazione del viaggio, nella gestione dei rapporti con partner esterni e nella scansione delle attività laboratoriali. Tale complessità si è intrecciata con la rigidità delle scadenze intermedie, che hanno talvolta messo a rischio la puntualità della produzione degli elaborati in carico alla supervisione dei docenti.

Un’ulteriore difficoltà è stata rappresentata dal carico didattico aggiuntivo, che si è dovuto conciliare con il regolare svolgimento del programma scolastico, generando talora momenti di sovrapposizione e affaticamento. Questo, però, si è rivelato arginabile integrando gli argomenti del progetto con la programmazione didattica; azione sicuramente non semplice, ma fattibile con un’attenzione ai contenuti e alle competenze previste dalle specifiche finalità didattiche.

Infine, il rischio di dispersione tematica, inevitabile in progetti caratterizzati da una molteplicità di linguaggi e forme espressive, ha reso necessario un continuo lavoro di sintesi per mantenere un filo conduttore unitario.

Nonostante tali limiti, l’esperienza conferma come progetti di questo tipo possano offrire un modello replicabile anche in altri contesti, ma a condizione che siano accompagnati da una pianificazione chiara, da verifiche intermedie condivise e da un solido coordinamento. Percorsi simili possono essere adattati anche ad altre località della Frontiera adriatica – da Trieste a Fiume, da Zara a Gorizia, ma anche in realtà più piccole, comunque cariche di legami e narrazioni, come Pirano, Parenzo, Rovigno – favorendo così la costruzione di una memoria storica plurale e consapevole, radicata nella dimensione europea che può arricchire il progetto, favorendo una comparazione di casi e un ampliamento delle prospettive.

Da questa esperienza possono derivare utili suggerimenti per chi intendesse proporre percorsi similari nei quali è fondamentale garantire una cornice metodologica chiara, che colleghi il lavoro didattico alle indicazioni ministeriali e alle più recenti acquisizioni storiografiche.

Il progetto bergamasco mostra, dunque, come la didattica della storia, se ben strutturata, possa diventare non solo trasmissione di conoscenze, ma anche laboratorio di cittadinanza attiva, luogo di incontro tra generazioni e strumento per coltivare quella memoria critica che sola può costituire il fondamento di una responsabilità condivisa nel presente. Attraverso la sinergia tra discipline diverse, il dialogo con i luoghi e la produzione creativa degli studenti è stato possibile rendere vivi i nodi della Frontiera adriatica: la perdita, l’esilio, ma anche la continuità culturale e l’incontro.

Nella loro pluralità di linguaggi — grafica, architettura, audiovisivo, design — gli studenti hanno compreso che la storia non è mai neutra: è fatta di uomini e donne concreti, di sofferenze e di speranze. Trasmettere questo messaggio alle giovani generazioni significa formare cittadini consapevoli, capaci di rispetto e responsabilità verso il passato e il futuro comune europeo.