Introduzione
Abbandonare la propria casa improvvisamente, prendere una decisione così drastica in poco tempo, sradicando sé stessi e i propri familiari – anche i più giovani che sentono maggiormente l’importanza del legame con le proprie piccole cose e abitudini – è ciò che successe in occasione dell’esodo giuliano-dalmata tra gli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, quando circa 300.000 persone furono costrette – a causa delle decisioni prese dai grandi della terra di allora relativamente alle nuove assegnazioni territoriali all’indomani della Seconda guerra mondiale – a lasciare i territori giuliano-dalmati tolti all’Italia e assegnati alla Jugoslavia, dovendo così ricominciare una nuova vita da zero.
1. L’idea per il laboratorio
L’attività di approfondimento proposta nell’anno scolastico 2019-20 agli alunni della 3A della Scuola Secondaria di I grado di Polcenigo (PN) ha puntato a far approfondire le vicende caratterizzanti la vita di alcuni personaggi illustri, tutti originari dell’area giuliano-dalmata, involontari protagonisti dell’esodo in età giovanile; di essi sono state recuperate le informazioni principali relativamente alla vita prima e dopo l’esodo – con lo scopo di far comprendere da dove venivano e dove sono arrivati, fisicamente (nuova sistemazione una volta abbandonata la propria casa) e socialmente (posizione e successi raggiunti nel corso della vita) – in modo che gli studenti potessero utilizzarle prima per la creazione di una apposita scheda (Scheda di catalogazione-Persone illustri del mondo giuliano-dalmata) e poi prenderle come spunto per la creazione di un oggetto che li caratterizzasse in quanto legati al motivo per cui sono diventati famosi.

Scheda di catalogazione-Persone illustri del mondo giuliano-dalmata
Una volta realizzati, oggetti e schede con le storie dei personaggi sarebbero stati poi inseriti all’interno di una valigia, che avrebbe anche contribuito a dare il nome al progetto, La valigia di Italo.
3. La valigia di Italo – Elaborato conclusivo del gruppo classe
L’elaborato finale è stata dunque una valigia (recuperata in un mercatino domenicale dell’antiquariato e pagata pochi euro) contenente il seguente materiale: le schede di catalogazione che riepilogavano la vita di otto personaggi illustri (il numero è stato scelto anche in considerazione della composizione della classe: 24 studenti che sono stati suddivisi in gruppi da tre) nei campi artistico, sportivo, culturale; i motivi specifici per cui sono ricordati ancora oggi; uno o più episodi/motivi importanti che li legavano indissolubilmente alle proprie origini; le loro foto; otto oggetti tutti recuperati nelle soffitte o nei mercatini e/o ricostruiti e che avessero un collegamento con le vicende che hanno reso famose queste persone.
Gli oggetti realizzati e i personaggi affrontati nel corso del laboratorio sono stati precisamente i seguenti: un trofeo per Mario Andretti, pilota automobilistico; due guantoni per Nino Benvenuti, pugile; uno spartito musicale di una sua canzone per Sergio Endrigo, cantautore; un quaderno al cui interno sono state riportate frasi significative tratte da un suo libro dedicato alle vicende dell’esodo per Marisa Madieri, scrittrice; una sciarpa per Ottavio Missoni, stilista; un quaderno al cui interno sono state riportate frasi significative tratte da un suo libro dedicato alle vicende dell’esodo per Anna Maria Mori, scrittrice; una medaglia d’oro olimpica per Abdon Pamich, marciatore; una racchetta da tennis per Orlando Sirola, tennista.
È interessante far notare che gli oggetti realizzati dagli studenti hanno visto l’utilizzo di metodologie e materiali tali da far emergere la loro fantasia. Ecco qualche esempio: il trofeo legato a Mario Andretti è stato creato utilizzando due imbuti di diverse dimensioni; la racchetta di Orlando Sirola è stata costruita usando del midollino, solitamente impiegato nella costruzione di cesti; la sciarpa in ricordo di Ottavio Missoni è stata realizzata prendendo un tessuto bianco e colorandolo in modo tale da ricordare l’impronta che il celebre stilista dava ai suoi capi.
Una componente importante del progetto, oltre a documenti e oggetti realizzati, era il titolo, basato su due parole significative: il nome Italo voleva sottolineare il fatto che tutti coloro che dovettero abbandonare il territorio giuliano-dalmata sentivano la propria appartenenza all’Italia, anche se non sempre l’accoglienza ricevuta una volta abbandonato la propria terra di origine rispecchiò questo loro sentimento. Il termine valigia voleva ricordare quello che può essere facilmente identificato, ieri e ancora oggi, come il simbolo di ogni partenza, anche quella più dolorosa, e l’oggetto al cui interno chiunque parta inserisce qualcosa che gli appartiene e che permette quindi di conoscerlo meglio anche a distanza di tempo rispetto al viaggio intrapreso e da parte di chi non lo ha incontrato di persona.
Conclusioni
L’attività proposta ha consentito non solo il recupero di varie informazioni e l’ampliamento delle conoscenze degli studenti relativamente agli avvenimenti dell’esodo giuliano-dalmata, ma anche di elaborare riflessioni – sia tramite la scrittura degli episodi significativi sia grazie alla creazione degli oggetti caratterizzanti i diversi personaggi – sulla tematica dello sradicamento in generale, sulla difficoltà di dover iniziare tutto da zero una volta abbandonata la propria terra di origine e sulla forza di volontà di chi ha vissuto tutto ciò e che è poi stato capace di trovare la strada migliore per potersi realizzare nella vita nonostante il punto di partenza gli fosse stato improvvisamente posto molto in basso nella scala sociale dagli avvenimenti storico-politico-sociali.