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Frontiera Adriatica

Urbicidio, una parola del nostro tempo (introduzione al dossier Urbicidi nel Novecento)

“Urbicidio” è una parola nuova per un concetto antico. Al fenomeno sono dedicati i primi quattro saggi di questa sezione, frutto di un incontro di studi tenutosi nel 2024.

“Urbicidio” è una parola nuova per un concetto antico. Da quando sono state edificate le prime città, quei nuovi centri di ricchezze e potere sono divenuti subito prede ambite di nemici di ogni sorta. Al fondo dell’epica europea sta la distruzione di Troia, ma in Oriente conquiste, saccheggi e distruzioni di città sono cominciate ben prima.

Il termine “urbicidio” invece è stato coniato negli anni ’90 del ’900 in occasione delle guerre jugoslave, per sottolineare l’accanimento posto dai contendenti nel distruggere i centri urbani non solo per la loro valenza economica e militare, ma anche e soprattutto per colpire irrimediabilmente i valori identitari, sociali, culturali del nemico. Il significato del lemma quindi è ampio: può riguardare la distruzione materiale delle città – di cui forse l’emblema più drammatico nella contemporaneità è quello di Hiroshima e Nagasaki polverizzate da un’esplosione nucleare” – , come può riguardare la scomparsa della popolazione precedente da una città divenuta terra di conquista e pertanto ripopolata dai vincitori, che se ne appropriano impegnandosi anche a modificarne l’assetto urbano allo scopo di cancellarne la memoria e riscriverne la storia. In questo secondo caso, alcuni autori preferiscono utilizzare il termine “policlastia”, a sottolineare come oggetto dell’attacco non sia tanto la realtà materiale della città, che spesso rivela una forte resilienza attraverso ripetuti cicli di distruzioni e ricostruzioni, quanto la polis, cioè la comunità di cittadini che anima case e piazze, con le sue tradizioni ed i suoi valori. 

A questo fenomeno complesso e drammatico, che si sperava esaurito dopo gli atroci picchi del XX secolo ed invece continua a riproporsi anche nel secolo nuovo, il comune di Rimini assieme all’Istituto per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea della provincia di Rimini hanno deciso di dedicare un incontro di studi da me coordinato nel febbraio 2024 in occasione del Giorno del Ricordo. Ne riportiamo qui le relazioni, grazie alla disponibilità degli autori ed alla sensibilità degli organizzatori. 

All’interno della purtroppo imponente casistica, gli interventi hanno proposto alcuni affondi di grande suggestione. Antonio Ferrara discute il rapporto fra città e migrazioni forzate negli anni Quaranta del Novecento, soffermandosi in particolare sulle vicende di Vienna, Vilnius, Salonicco e Leopoli, ma allargando lo sguardo anche al subcontinente indiano ed al Medio oriente. Marco Bernardi affronta il tema classico dei bombardamenti sulle città tedesche durante la Seconda guerra mondiale e della loro complessa e dibattuta eredità nella storiografia e nella società tedesche. Giovanni Stelli e Fabio Todero ci conducono invece in cima all’Adriatico, noto “laboratorio storico della contemporaneità” nei suoi aspetti più devastanti, proponendoci con differenti approcci i casi di Fiume e di Pola. Si tratta naturalmente solo di spunti, per quanto sviluppati con grande competenza e rigore scientifico, ma l’obiettivo generale del progetto di cui la pubblicazione di questi contributi è l’esito ultimo, era quello di aiutare chi si accosta alle vicende della storia adriatica, magari in occasione delle ricorrenze memoriali, a tenere lo sguardo ampio, attraverso l’inserimento di quelle vicende più vicine al lettore italiano all’interno delle grandi strutture della contemporaneità.