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Frontiera Adriatica

L’inizio della Prima guerra mondiale a Grado in un diario privato

Introduzione

Le tematiche della frontiera orientale d’Italia sono tornate negli ultimi anni alla ribalta dell’opinione pubblica nazionale sia per la guerra che negli anni Novanta del secolo scorso ha insanguinato l’ormai ex Jugoslavia sia per l’istituzione del Giorno del ricordo, celebrato il 10 febbraio di ogni anno. Questa data è stata scelta dalla Repubblica italiana per ricordare il giorno in cui a Parigi, nel 1947, venne firmato il Trattato di pace in conseguenza del quale venne sancita la cessione alla Jugoslavia delle intere province di Pola, di Fiume, di Zara e di gran parte delle province di Gorizia e di Trieste.

Molti sono i modi in cui, a scuola, si possono raccontare le vicende storiche di un territorio e di un popolo e, accanto ai documenti d’archivio, uno spazio può essere dedicato pure alla lettura degli scritti privati e delle testimonianze delle persone che vissero quel periodo.

I limiti delle testimonianze orali e degli scritti privati sono ben noti agli studiosi; tali fonti quasi sempre risentono delle scelte personali compiute dai singoli, spesso non tengono conto del complessivo clima storico e della globalità degli eventi in cui si inseriscono; quindi, per la loro natura stessa, nella maggior parte dei casi spesso non sono oggettive e rappresentano soprattutto il punto di vista individuale di chi le esprime. Va anche aggiunto poi che i testi scritti a posteriori e le testimonianze raccolte a distanza di molti anni dai fatti raccontati risentono dello scorrere del tempo e soprattutto degli inevitabili condizionamenti apportati dagli avvenimenti successivi.

Tali fonti possono peraltro rappresentare uno strumento utile per comprendere meglio il clima in cui le persone vissero ed i sentimenti e le emozioni che provarono davanti ai grandi eventi storici che coinvolsero le popolazioni della frontiera adriatica nel corso del Novecento.

Il primo scritto che presentiamo in questo numero è un estratto da un diario scritto da una giovane maestra elementare gradese, Maria Scaramuzza, nei giorni in cui il Regno d’Italia entrò in guerra contro l’Austria-Ungheria nel maggio 1915. Il diario venne compilato nel momento stesso in cui gli eventi si erano verificati e questa immediatezza si percepisce sia dalle parole che dal tono, spesso enfatico, con cui i fatti vengono narrati.

La maestra Maria Scaramuzza, nata a Grado il 22 febbraio 1894 e morta nella stessa località il 14 ottobre 1974, ha lasciato parecchi diari relativi alla sua vita.

Fig. 1, Maria Scaramuzza (Archivio Guido Rumici)
Fig. 2, Maria Scaramuzza, voga a quattro (Archivio Guido Rumici)
Fig. 3, Antonio “Tunin” Scaramuzza a Cilli (Archivio Guido Rumici)

Frequentò come alunna l’Istituto Magistrale di Gorizia presso le Suore Orsoline e, dopo il diploma, rimase ad insegnare nella stessa scuola. Iniziò la sua attività didattica il 15 settembre 1913 e rimase in quella scuola fino al 12 maggio 1915, quando venne l’ordine di sospendere le lezioni per “ordini superiori”.

Il 12 maggio 1915 lasciò quindi Gorizia per tornare nella sua Grado, dove la colse l’inizio del conflitto tra l’Italia e l’Austria-Ungheria.

Grado ed il resto del Litorale Austriaco erano comunque in stato di guerra già da diversi mesi (l’Austria-Ungheria aveva dichiarato guerra alla Serbia il 28 luglio 1914) e buona parte degli uomini gradesi erano al fronte con la divisa austroungarica. Tra loro pure il fratello di Maria Scaramuzza, Antonio (“Tonin”). L’autrice, di sentimenti irredentisti come gran parte della famiglia, sperava che l’ingresso in guerra dell’Italia avrebbe potuto accelerare le sorti dell’intero conflitto europeo ed il conseguente ritorno a casa del fratello. Purtroppo queste speranze non si avverarono e Tonin Scaramuzza morì in guerra, nel febbraio 1918, sul fronte del Trentino combattendo contro gli italiani.


Lo scoppio della guerra tra Italia e Austria-Ungheria

di Maria Scaramuzza

12 maggio 1915: ho lasciato Gorizia, il mio Collegio delle Orsoline, le mie Suore, le mie scolare. Ho lasciato tutto ciò che da dieci anni mi era tanto caro e, partendo per tornare a Grado per ordini superiori, ho sentito uno schianto al cuore; qualche cosa mi diceva che più non sarei ritornata e soffersi immensamente.

24 maggio 1915: Oggi l’Italia ha dichiarato guerra all’Austria e mi sentii come sollevata; se questa nuova dichiarazione ponesse fine a tanti orrori che ci rattristano da dieci mesi!

I marinai austriaci hanno abbandonato il paese e siamo per il momento soli e padroni di noi stessi. Chi verrà? Come sarà?

Una sola cosa mi affligge ed è che, essendo chiuse tutte le vie di comunicazione, chissà quando avremo notizie dei nostri cari lontani.

26 maggio 1915: Finalmente dopo due giorni di anarchia sono giunti i bersaglieri. Ripartirono è vero quasi subito, ma prima presero in consegna la città. Sono così animosi e tanto certi della loro vittoria che comunicano il loro sentire e il loro entusiasmo. Andassero domani a Trieste quanto volentieri li accompagnerei. Siamo salite sul campanile di Grado e issato il tricolore italiano, dopo un secolo di dominazione straniera.

Scriverei tante cose ma la lontananza di mio fratello, soldato in Austria, mi arresta la mano e mi soffoca i sentimenti gai che vorrebbero sprigionarsi ed espandersi.

5 giugno 1915: A tutto ci si avvezza nella vita, anche al rombo cupo del cannone! Stamane mi destai in sussulto per una forte detonazione. La battaglia incominciata ieri sera alle cinque continuava ininterrotta. Qualche istante appresso, un rombo d’insetto molesto ci rese attente; un aeroplano austriaco si dilettava a compiere dei voli sulla nostra città, mettendo un panico indescrivibile negli animi della popolazione. Ad un tratto ci parve d’esser in aperto campo di combattimento. Colpi di cannone, spari di fucile e di mitragliatrice vennero ad accrescere la nostra ansia. Si seppe poi che sparavano dalla terra ferma e dal mare contro il velivolo insidiatore. Nove cacciatorpediniere che incrociavano lungo la nostra costa fecero fuoco contro quella macchina alata senza poter colpirla. Più tardi ne comparvero altri due in esplorazione. Le navi proseguite la via per Monfalcone ritornarono dopo qualche ora. Un ammiraglio e alcuni ufficiali sbarcarono e portarono la tanto attesa nuova della felice attraversata dell’Isonzo.

Se fosse vero e terminasse presto questa lunga agonia! E’ tormento di ogni giorno, di ogni ora, di ogni momento dacché “Tonin” è partito. […]

I Fratelli sono qui da più di una settimana: siamo andati all’arrivo e alla partenza dei primi. Ci donarono delle penne dei loro cappelli alla bersagliera e delle stelline che terremo tante care, eppure s’è spento in me o si addormentò quell’entusiasmo d’un giorno. Con la mano ho fatto anch’io un cenno di saluto, ma le mie labbra rimasero strette. Dal petto non mi uscì il fatidico grido ripetuto da molti. Forse se mio fratello fosse qui, se la mamma non mi torturasse in continue preoccupazioni, potrei essere più lieta. […]

13 giugno 1915: Dovrebbe essere giorno di completa soddisfazione per il risorgimento della nostra Patria, per la libertà dei nostri sentimenti. A nome di Sua Maestà il Re fu proclamato dinanzi a tutta la popolazione raccolta in piazza sotto il leone di San Marco, il prosindaco di Grado nella persona di Giovanni Marchesini. […] Ma come potevano essere lieti completamente gli animi di quelli che nulla sanno dei padri, dei fratelli, dei figli? Se mio fratello fosse qui! Dio mio, fatelo ritornare, ve ne supplico, non tanto per me che pur gli voglio un gran bene, quanto per la mia povera mamma.

Da due giorni il cannone canta di nuovo cupamente. Quante vittime, quanti giovani vite spente in un attimo da una palla micidiale! Il fratello della Marinaz è giunto ieri, dopo una esistenza errabonda di alcune settimane. Se Tonin nostro potesse trarsi d’impaccio! Ed ora si vocifera di una nuova dichiarazione di guerra. La farebbe la Germania all’Italia. Che nuova fase sta per incominciare? Abbrevierà o prolungherà il martirio?

16 giugno 1915: Il Re! La sacra persona di Sua Maestà il Re venne oggi a visitare la nostra città. Eravamo da poco alzate e, sedute sotto la pergola con un libro in mano, si incominciava la giornata quando la mamma venne a darci l’annuncio dell’arrivo del Re. Più che camminare corremmo là dove si sapeva doveva passare e lo salutammo. Passando dinanzi ai magazzini, mentre era in vaporetto, ci salutò paternamente con un cenno della mano e ci sorrise. […]

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