
Se questo La Massoneria italiana. Dalle origini al nuovo millennio è – e lo è – una storia organica e minuziosa della Massoneria italiana – arricchita peraltro da diverse inevitabili scorribande in altri contesti europei: non si dimentichi che si tratta di un’istituzione transnazionale – nelle pagine del libro il lettore troverà decisamente molto di più. Scorrere le pagine di questo volume permette infatti di cogliere come sottotesto, oltre alla storia della massoneria italiana quella del nostro paese, delle sue vicende politiche, dei suoi non pochi (a quanto pare non sono terminati) travagli.
Del resto, come preannuncia il sottotitolo, l’autore si è sobbarcato il difficile compito di affrontare lo studio di un lungo periodo di tempo. Si parte infatti dal primo Settecento, avendo la massoneria una data ufficiale di nascita: Londra, 24 giugno 1717. Nella città britannica
«si riunirono […] in una Gran loggia quattro officine di muratori, detti “liberi” perché godevano dei privilegi accordati alla loro categoria professionale. L’appuntamento nella capitale britannica fu, dal lato organizzativo, lo sbocco di un tragitto risalente al Seicento anglo-scozzese e, insieme, l’abbrivo di un processo di istituzionalizzazione della confraternita, che da allora poté contare su un organismo capace di fornire legittimità e una serie definita di norme»[1] (p. 17).
Si parte dunque dal primo Settecento per arrivare – se non erro – al 2014! Ciò significa – anche se non è scontato, purtroppo! – che chi si misuri con un così lungo arco cronologico deve essere in possesso di strumenti tali da poter approfondire aspetti della società dell’Ancien régime settecentesco, quella rivoluzionaria e post-rivoluzionaria che improntarono di sé il 18° secolo e il secolo successivo, con l’intermezzo importantissimo dell’età napoleonica – in questo senso il volume colma una lacuna degli studi su questo periodo – fondamentale anche per comprendere l’evoluzione della classe media in Europa, delle sue nuove esigenze e inquietudini. Si tratta di un periodo in cui,
«tramutata in utensile per la conquista del consenso […] essa [ovvero la massoneria; N.d.R.] divenne il crogiolo degli apparati militari e burocratici franco-italiani. Vi si raccolsero nobili, intendenti, avvocati, soldati, individui legati da prossimità culturali e sociali. […] Affiliandosi (gli italiani) essi palesavano […] l’esigenza di veder soddisfatta la richiesta di compartecipare alla vita pubblica»[2] (p. 47).
Si trattò di un passaggio fondamentale della storia politica e sociale europea e italiana. Fu proprio allora che in seno al napoleonico Regno d’Italia, nacque il Grande oriente d’Italia.
È poi la volta dell’Ottocento: inutile ricordare come nel cuore di quel secolo si sia sviluppato il nostro movimento risorgimentale, sulla scorta e dell’esperienza tardo-settecentesca –fu allora che si cominciò a utilizzare il termine “patrioti” – e di quella successiva, movimento che avrebbe portato alla nascita dello stato unitario italiano. Chi abbia ricordi anche semplicemente scolastici del nostro primo Risorgimento, non può non pensare alla carboneria, alle “vendite” in cui – in una segretezza tale da minarne l’efficacia: se ne accorse bene Giuseppe Mazzini – si riunivano i patrioti che complottavano guardando all’indipendenza italiana…
Dal formarsi e poi dal definirsi del Regno d’Italia, dal forgiarsi delle sue classi dirigenti molti esponenti delle quali – da posizioni ora legate a doppia mandata alla matrice repubblicana e garibaldina, ora espressione del mondo liberale moderato – si arriva così al Novecento, secolo fitto di avvenimenti, trasformazioni, transizioni non di rado violente fino all’epoca più recente al primo scorcio di questo infelicissimo 21° secolo nel quale tante speranze, che il contesto attuale sembra negare, erano state riposte.
Lo storico Luca G. Manenti, per muoversi nell’officina della storia, si dimostra in possesso di tutti gli attrezzi necessari per mettere in luce meccanismi e dinamiche di periodi così diversi e cruciali nella storia dell’umanità – è la storia della modernità! – di cambiamenti che hanno lasciato il segno anche in una realtà come la massoneria che in diversi momenti ha inteso farsi partecipe e protagonista di quegli snodi epocali, in Europa così come nel nostro paese.
Quanto ho affermato fin qui non spaventi il pubblico, perché il libro – dall’inoppugnabile rigore scientifico – pur trattando un argomento decisamente specialistico intende soddisfare la curiosità del lettore colto, desideroso di conoscere la storia e le caratteristiche della massoneria. Un nome che tante volte viene citato e che cela per i più significati arcani e misteriosi.
A svelarne i meccanismi e le dinamiche interne, i suoi sviluppi e articolazioni interviene questo esaustivo volume, utile per lo studioso e gradevole per l’appassionato di storia. Ciò anche perché l’autore, quasi a fare da contrappunto al testo, vi raccoglie un autentico regesto di nomi, simboli, oggetti, miti, riti che costituiscono una sorta di manuale o di glossario massonico, tali da aiutare il lettore ad esplorare un’istituzione alquanto complessa.
A maggior ragione, infatti, chi affronti tale tematica deve essere in possesso anche di strumenti d’analisi più fini, di un lessico proprio, di conoscenze di diversi strati culturali, fattori, simboli che connotano da sempre – le sono anzi connaturati – la massoneria. Per non dire che questa, fu ed è – siamo pur sempre in Italia, il paese di Orazi e Curiazi, guelfi e ghibellini e così via a non finire! – un’istituzione plurale, nel senso che nel corso della sua storia ci sono state divisioni e ricomposizioni, fratture insanabili, rigagnoli e pericolosissime devianze (vedi il Caso P2). Insomma, un bel groviglio… non a caso, in sede di Introduzione è lo stesso autore ad avvisarci del fatto che
«“Massoneria” è lemma dal significato ampio usato qui per comodità, assegnato di norma a un’infinità di sigle e osservanze, solo alle più importanti delle quali è stata rivolta l’attenzione. Con l’aggettivo “italiana”, – precisa ancora l’autore – similmente, non ci si vuole riferire in via esclusiva a un’associazione inserita nell’intelaiatura di uno Stato dotato di precisi confini»[3].
Ancora nell’introduzione al libro, Manenti ci avverte di aver intrapreso un percorso di ricerca tra molte fonti – di diversa natura e spesso di non facilissima reperibilità – anche perché tra gli obiettivi che egli si è posto è quello di «offrire una panoramica di diverse Obbedienze del paese senza dimenticare la cornice internazionale». Questo perché ci fa capire da subito come la massoneria – benché legata a doppia mandata a eventi e sodalizi di carattere patriottico – e su questo è interessante capire come il suo afflato universalista si sia annodato alle spinte patriottiche – abbia una natura cosmopolita, fatta di rapporti intercorrenti tra logge di diversi paesi. A testimonianza della straordinaria quantità di fonti consultate e compulsate dall’autore sono del resto le note collocate a fondo volume.
Il libro, oltre all’Introduzione, è articolato in sette capitoli che fanno esplicitamente riferimento a una scansione cronologica che riconduce a sua volta alle articolazioni chiave del periodo preso in esame: età prerivoluzionaria; Rivoluzione francese ed età napoleonica; Risorgimento; nascita e sviluppo dell’Italia liberale; dalla Grande guerra al fascismo; dal fascismo alla Liberazione; dalla Liberazione ai giorni nostri.
Sarà a questo punto chiaro che si tratta di un libro – benché racchiuso in 152 pagine, note escluse – molto ricco, abbondante di informazioni, fatti, idee, personaggi. Fortunatamente, a mediare tra questa complessità e i lettori è Luca G. Manenti che si rivela, una volta di più, un autore dalla scrittura puntuale e raffinata, e soprattutto una guida sicura, un buon Virgilio capace di condurre i lettori lungo un percorso di trecento anni di storia, dall’Età dei lumi a quella contemporanea, fino a questi nostri giorni che del “lume della ragione”, per citare Sant’Agostino, avrebbero davvero tanto bisogno.
NOTE
[1] L. G. Manenti, La Massoneria italiana. Dalle origini al nuovo millennio, Carocci editore, Roma 2024, p. 17.
[2] Ivi, p. 47.
[3] Ivi, p. 9.