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Frontiera Adriatica

Le vicende del confine orientale nella didattica. Esperienze e prospettive dalla Scuola Estiva del 2025

Introduzione

La conoscenza delle vicende della Frontiera adriatica rappresenta oggi una delle principali sfide della ricerca storica e della didattica, poiché richiede la capacità di confrontarsi con una memoria complessa, segnata da conflitti, migrazioni forzate e narrazioni spesso divergenti. In questo contesto si inserisce la Scuola estiva Le vicende del confine orientale e il mondo della scuola, promossa dal ministero dell’Istruzione e del Merito, che nel 2025 si è svolta a Gorizia dal 9 al 13 luglio 2025, presso il Centro polifunzionale dell’Università degli Studi di Udine.

La scelta della città isontina quale sede dell’iniziativa assume un particolare valore simbolico, poiché si collocava nell’anno di GO! 2025 – Nova Gorica e Gorizia Capitale europea della cultura, progetto che ha visto, per la prima volta nella storia dell’Unione Europea, due città appartenenti a Stati diversi condividere il titolo di Capitale europea della cultura, trasformando un confine che per decenni ha rappresentato una linea di divisione in uno spazio di dialogo, incontro e cooperazione. Dedicata alla memoria del professor Giuseppe Parlato e significativamente intitolata Il tempo del rispetto, la Scuola estiva è nata con l’obiettivo di offrire a docenti, studiosi e operatori della formazione strumenti di approfondimento storico, metodologico e didattico per affrontare con rigore e consapevolezza le vicende del confine orientale.

Attraverso il dialogo tra storici, ricercatori, esperti, docenti e testimoni, questa edizione della Scuola ha offerto uno spazio di confronto interdisciplinare volto a favorire una riflessione critica, nel rispetto della pluralità delle memorie e della complessità dei processi storici delle vicende della Frontiera adriatica. Nell’area giuliano-dalmata, dove il rapporto tra storia, identità e memoria continua a suscitare dibattito, iniziative di questo genere rivestono un’importanza cruciale per la formazione degli insegnanti e per la costruzione di una didattica fondata sul rigore scientifico, sul confronto tra fonti e interpretazioni e sul superamento di letture semplicistiche o condizionate da contrapposizioni ideologiche.

Ripercorrendo i principali temi affrontati, si evidenzieranno le attività che hanno caratterizzato le diverse giornate di studio, mettendo in luce i contributi dei relatori e concentrandosi in particolare sul laboratorio metodologico-didattico Letterature e frontiera, del quale vengono approfonditi gli obiettivi, i contenuti e le potenzialità educative. In conclusione, viene presentata l’Unità di apprendimento Città gemelle, città divise, elaborata nell’ambito dell’omonimo laboratorio metodologico-didattico come significativa ricaduta operativa della Scuola estiva, esempio di traduzione dei suoi contenuti in un percorso interdisciplinare destinato ai diversi ordini di scuola: l’obiettivo è evidenziarne il valore scientifico, educativo e civile nell’ambito delle più recenti riflessioni dedicate alla storia della Frontiera adriatica.

<p style="text-align: center;">Fig. 1 Locandina della Scuola estiva</p>

Fig. 1 Locandina della Scuola estiva

1. Il tempo del rispetto

Il programma della Scuola estiva è stato articolato in cinque giornate di lezioni, laboratori, visite di studio e momenti di confronto, con l’obiettivo di integrare l’approfondimento storiografico con la riflessione metodologica e didattica. L’apertura dei lavori è stata dedicata ai saluti istituzionali, cui hanno fatto seguito gli interventi introduttivi di Fabio Todero, dedicato ai nodi storici della Frontiera adriatica tra Ottocento e Novecento, e di Guido Rumici, incentrato sul ruolo di Gorizia quale città simbolo del confine. La giornata inaugurale è proseguita con una riflessione curata da Andrea Mazzanti e con le testimonianze dell’Associazione Giuliani nel mondo, concludendosi con la presentazione dell’organizzazione della Scuola e la costituzione dei gruppi di lavoro.

Le giornate successive sono state dedicate prevalentemente ai laboratori metodologico-didattici, concepiti come momenti di elaborazione condivisa e di progettazione di percorsi destinati alla scuola. I partecipanti hanno lavorato suddivisi in gruppi tematici dedicati alla letteratura e alla frontiera, alle città divise e città gemelle, alla metodologia e didattica del Giorno del ricordo nella scuola primaria, agli esodi e agli spostamenti forzati, sotto la guida degli studiosi ed esperti del settore Enrico Agostino, Cesare Miletto, Raoul Pupo, Fulvio Senardi, Caterina Spezzano, Fabio Todero, Neva Zaghet e Piero Zin, in collaborazione con i tutor Alessandro Bonaciti, Simona Morsanutto e Barbara Sturmar, Barbara Truglia e Mariangela D’Urzo. Le attività laboratoriali sono state intervallate da sessioni plenarie, favorendo un costante confronto con i relatori tra ricerca storica, esperienze didattiche e prospettive interdisciplinari.

Accanto ai momenti di formazione in aula, la Scuola estiva ha riservato ampio spazio alla conoscenza diretta del territorio: particolarmente significative sono risultate la visita alla mostra Il ’900 presso lo Smart Space della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia e l’escursione sul Monte San Michele, luoghi emblematici per approfondire le vicende storiche del Novecento. L’ultima escursione ha previsto un articolato percorso di visita comprendente il Museo multimediale del San Michele, l’ingresso nelle gallerie e nelle opere difensive risalenti alla Prima guerra mondiale, infine una passeggiata storico-naturalistica lungo il crinale del monte, permettendo ai partecipanti di coniugare la conoscenza dei luoghi con l’approfondimento delle vicende che vi si svolsero.

Di particolare rilievo è stato l’incontro presso il Comune di Gorizia con il sindaco Rodolfo Ziberna e il professore Davide Rossi, inserito nel programma di GO! 2025: una proficua occasione di dialogo sul significato culturale e civile di una città che insieme con Nova Gorica – come anticipato – è diventata Capitale europea della cultura.

La giornata conclusiva è stata dedicata alla presentazione dei lavori elaborati dai gruppi, che hanno illustrato proposte didattiche e percorsi educativi frutto delle attività svolte durante la settimana; le conclusioni finali hanno ribadito come la conoscenza delle vicende della Frontiera adriatica non rappresenti soltanto un ambito di ricerca storiografica, ma costituisca anche uno strumento essenziale per promuovere una didattica della storia fondata sul rigore scientifico, sul dialogo tra memorie e sulla formazione di una cittadinanza consapevole.

<p style="text-align: center;">Fig. 2 Foto di gruppo davanti al Museo del San Michele</p>

Fig. 2 Foto di gruppo davanti al Museo del San Michele

2. Laboratori metodologici didattici: Letterature e frontiera

Curato dal professor Fulvio Senardi per gli autori italiani e dalla professoressa Neva Zaghet per quelli sloveni, il laboratorio Letterature e frontiera ha inteso avvicinare i docenti alle vicende della Frontiera adriatica attraverso una prospettiva narrativa. La scelta di affiancare la letteratura alla ricostruzione storica risponde alla consapevolezza che romanzi, racconti, fumetti e poesie costituiscono una fonte privilegiata per comprendere non solo gli avvenimenti, ma anche le emozioni, i conflitti identitari, il senso di appartenenza e le memorie che caratterizzano questo territorio. La narrazione diviene uno strumento didattico capace di integrare la storia con l’esperienza vissuta, favorendo una lettura più profonda e consapevole delle vicende trattate. In questa prospettiva, il percorso laboratoriale ha proposto un’accurata selezione di opere appartenenti alle letterature italiana e slovena, con l’obiettivo di offrire ai docenti una visione plurale della storia del confine, fondata sul confronto tra differenti sensibilità culturali e tradizioni letterarie: l’intento era quello di arricchire l’analisi storiografica attraverso la forza evocativa della narrazione, mostrando come la letteratura possa restituire la dimensione umana della storia.

L’accostamento di autori italiani e sloveni consente di osservare le medesime vicende storiche da punti di vista differenti, mettendo in luce come la Frontiera adriatica non possa essere interpretata esclusivamente attraverso una prospettiva nazionale. La pluralità delle voci restituisce la complessità di un territorio nel quale lingue e culture si sono intrecciate per secoli, spesso generando interpretazioni diverse dei medesimi eventi: la letteratura diviene strumento privilegiato per “sentire” come la storia venga vissuta, ricordata e narrata dalle comunità che l’hanno attraversata.

Tra gli autori italiani trovano spazio Marisa Madieri con Verde acqua, Anna Maria Mori, Scipio Slataper, attraverso Il mio Carso e I confini necessari, Giani Stuparich con Un anno di scuola e Ritorneranno, Giuseppe Ungaretti con le liriche dedicate al Carso in dialogo con i versi dello sloveno Srečko Kosovel, oltre a Fulvio Tomizza (con i suoi numerosi lavori letterari), Claudio Magris (Alla cieca e Non luogo a procedere), Paolo Rumiz (Come cavalli che dormono in piedi), Enzo Bettiza (Esilio), Stefano Zecchi (Quando ci batteva forte il cuore), Pier Luigi Sabatti (Un ottobre a Trieste), Alessandra Fusco (Tornerà l’imperatore), Gloria Nemec (Un paese perfetto) e Toni Capuozzo (Vite di confine). A questi si affiancano le opere di Boris Pahor: Necropoli, i racconti La farfalla sull’attaccapanni, Naufragio e Fiori per un lebbroso, insieme alle pagine di Nelida Milani (Bora, scritto con Anna Maria Mori) e di Marij Čuk (Foiba), che contribuiscono ad ampliare ulteriormente il panorama della produzione letteraria slovena e della minoranza slovena in Italia.

Di particolare interesse è la scelta di costruire continui confronti tra opere appartenenti a tradizioni culturali diverse, come il dialogo tra Il mio Carso di Slataper e le poesie di Kosovel in cui il paesaggio carsico assume significati differenti a seconda della sensibilità culturale dell’autore; allo stesso modo l’accostamento tra Necropoli di Boris Pahor e Se questo è un uomo di Primo Levi favorisce una riflessione comparata sulla deportazione, sulla memoria concentrazionaria e sulla testimonianza. Analogamente, il confronto tra Ritorneranno di Giani Stuparich e Franziska di Fulvio Tomizza, oppure tra le testimonianze degli esuli e quelle dei cosiddetti “rimasti”, offre agli studenti l’opportunità di comprendere come una medesima vicenda storica possa essere vissuta e narrata in modi profondamente differenti.

Il laboratorio mira a leggere le opere letterarie come testimonianze complementari: in questa prospettiva, la letteratura diventa uno strumento essenziale per educare al confronto tra fonti, al rispetto delle diverse memorie e allo sviluppo di uno spirito critico, contribuendo a formare una conoscenza storica più equilibrata, consapevole e libera da interpretazioni unilaterali.

A conclusione del percorso, i docenti partecipanti hanno inoltre tradotto i contenuti del laboratorio in una serie di Unità di apprendimento (Uda), progettate per i diversi ordini e gradi di istruzione, dalla scuola primaria alla scuola secondaria di secondo grado. Si tratta di proposte didattiche articolate, significative e immediatamente spendibili nella pratica scolastica, che rappresentano un’importante ricaduta operativa dell’intero progetto, offrendo agli insegnanti strumenti concreti per affrontare in classe la storia e la letteratura del confine orientale attraverso percorsi interdisciplinari, inclusivi e metodologicamente rigorosi.

3. Unità di apprendimento: Città Gemelle, Città Divise

Nell’ambito dei laboratori metodologico-didattici, il percorso Città divise, città gemelle ha trovato una concreta traduzione progettuale nell’elaborazione di un’articolata Unità di apprendimento (Uda) verticale, sviluppata collegialmente dai docenti partecipanti; la progettazione ha coinvolto tutti gli ordini di scuola, dalla primaria alla secondaria di secondo grado, dando vita a un percorso interdisciplinare strutturato che integra Storia, Letteratura, Geografia, Educazione civica e didattica laboratoriale.

Il progetto intende accompagnare gli studenti alla scoperta dei concetti di confine e frontiera, riflettendo su come gli eventi storici abbiano trasformato territori un tempo uniti da tradizioni, lingue e culture comuni in spazi segnati da divisioni, ma anche da percorsi di riconciliazione. Particolare attenzione è dedicata alla conoscenza della Frontiera adriatica e delle vicende legate al Giorno del ricordo, offrendo ai docenti strumenti per coinvolgere gli alunni nella partecipazione a concorsi nazionali e regionali, nonché alle iniziative commemorative. L’obiettivo conclusivo consiste nella realizzazione di prodotti significativi – rappresentazioni teatrali, esperienze nei luoghi della memoria, elaborati narrativi e multimediali – capaci di documentare il percorso svolto e favorire una comprensione consapevole dei temi della separazione, della memoria e del ricongiungimento.

<p style="text-align: center;">Fig. 3 Incontro alla Sala Bianca del Comune di Gorizia con il sindaco Ziberna, il prof. Rossi, la vice-sindaca Gatta e l’assessore Negro</p>

Fig. 3 Incontro alla Sala Bianca del Comune di Gorizia con il sindaco Ziberna, il prof. Rossi, la vice-sindaca Gatta e l’assessore Negro

Gli obiettivi formativi vengono declinati in relazione ai diversi livelli scolastici: nella scuola primaria il percorso mira a far riconoscere i confini presenti nella quotidianità, a promuovere la conoscenza delle differenze e delle somiglianze tra culture, tradizioni e religioni, a valorizzare la comunità locale e la sua evoluzione storica e a introdurre, attraverso narrazioni semplificate, le vicende della Frontiera adriatica; grande spazio viene inoltre riservato all’espressione creativa mediante il disegno, il teatro e la costruzione di modelli. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado gli obiettivi si ampliano comprendendo l’orientamento nel territorio attraverso strumenti digitali, la lettura e l’interpretazione di fonti storiche e geografiche, l’utilizzo di carte e mappe, la promozione della consapevolezza di sé e dell’altro, la comprensione della complessità dei territori di confine, il rispetto delle minoranze e la capacità di elaborare proposte di riconciliazione tra popoli divisi, trasferendo le conoscenze storiche all’analisi delle problematiche contemporanee.

Anche le attività proposte si articolano secondo i diversi ordini di scuola: per la scuola primaria viene ideato il percorso Esploratori di confini-frontiere, che comprende inchieste storiche a partire dalla domanda «Che cosa significa confine per me?», reportage dedicati alle città divise e alle città gemellate, interviste a testimoni ed esperti, laboratori di lettura e analisi, la realizzazione di un giornalino d’istituto, passeggiate della memoria nei luoghi simbolici, momenti di confronto attraverso il Circle time con famiglie e comunità locali e una rappresentazione teatrale conclusiva. Nella scuola secondaria di primo grado il lavoro prende avvio dalla storia di Gorizia e Nova Gorica, sviluppandosi progressivamente: le classi prime realizzano mappe interattive corredate da QR-code dedicati ai luoghi più significativi; le classi seconde elaborano interviste doppie e drammatizzazioni che mettono a confronto differenze e punti di contatto tra personaggi storici; le classi terze progettano iniziative condivise tra città di confine, simulando conferenze stampa, gemellaggi e percorsi di collaborazione. Per la scuola secondaria di secondo grado viene proposto un percorso analogo, ma caratterizzato da una maggiore complessità, esteso ad altre città simbolo della divisione europea, come Berlino, Sarajevo e Mostar, con particolare attenzione ai processi di riconciliazione e reintegrazione tra comunità un tempo contrapposte.

Dal punto di vista metodologico, il progetto privilegia strategie didattiche attive quali Circle time, Brainstorming, Problem solving, Cooperative learning, Role playing, apprendimento esperienziale e laboratoriale, integrate dall’utilizzo di mediatori didattici come mappe, schemi, immagini, presentazioni multimediali, carte geografiche, strumenti digitali e dai Quaderni didattici ministeriali dedicati alla Frontiera adriatica. La valutazione è concepita come un processo continuo e formativo, fondato sull’osservazione sistematica di comportamenti e atteggiamenti, sulle riflessioni metacognitive degli studenti, sull’impiego di rubriche valutative e autovalutative e sulla somministrazione di questionari. Il percorso assume un carattere fortemente interdisciplinare, coinvolgendo Educazione civica, Italiano, Storia, Geografia, Lingue straniere, Arte, Tecnologia, Educazione fisica, Musica e Insegnamento della religione cattolica, e prevede la collaborazione con esperti esterni e testimoni diretti.

Nel suo insieme, l’Unità di apprendimento si propone di sviluppare competenze civiche e sociali, competenze alfabetico-funzionali, digitali, matematico-scientifiche e la capacità di imparare a imparare, promuovendo una cittadinanza attiva, il dialogo interculturale e una responsabilità condivisa nella prevenzione di ogni forma di discriminazione e di odio.