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Frontiera Adriatica

Un sito per capire la Frontiera adriatica: storiafrontieradriatica.eu

…e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva e il suon di lei.
(G. Leopardi, L’infinito)

A volte ripenso a certi lontani tardi pomeriggi autunnali seduto, i piedi ciondoloni, sopra un muretto carsico. Erano i resti di un castelliere, in realtà, dai quali lo sguardo, superando la silhouette di piccoli abitati, boschi e colli disadorni, poteva raggiungere il mare. L’Adriatico, lo stesso mare che Giacomo Leopardi poteva scorgere dalla sua Recanati. Uno scenario immobile, il sole al tramonto, che talora ci porta a ragionare non solo sul nostro passato ma su quello delle tante e tante generazioni che ci hanno preceduti e con esse le loro voci, ormai smarrite nell’infinito silenzio del tempo.

È, questo nostro territorio, un’area che trasuda storia da ogni sua pietra. Quassù, sull’altipiano carsico, non è difficile immaginare la vita faticosa dei suoi primi abitatori che solo la presenza di grotte – di cui il territorio abbonda – poteva rendere meno duro: un ambiente ostile dove non mancavano paurosi animali selvatici, grandi predatori dai quali difendersi.

Anche per gli abitanti dei castellieri la vita non doveva essere facile su questi colli pietrosi, battuti dalla bora e dove l’acqua, tanto necessaria alla vita di uomini, animali, piante scarseggiava… una mancanza sulla quale anche questi nostri giorni di tecnologia esasperata dovrebbe talora concentrarsi. Non sarà certo l’intelligenza artificiale a mitigare un clima che si fa, anno dopo anno, più ostile.

Spingendosi poi verso la costa, rientrando a Trieste, ecco le sue vestigia romane: ma per le sue strade fanno spicco numerosi edifici – molti dei quali recentemente riportati al loro antico splendore – che fanno pensare piuttosto a Vienna, Budapest, Praga.

Basta invece fare una cinquantina di chilometri per ritrovarsi nell’atmosfera suggestiva di Aquileia: importante porto e città dell’impero dei Cesari e, allo stesso tempo, snodo e culla dell’espansione del cristianesimo nell’area. Se vi capita, dopo avere visitato la Basilica, non mancate di passare per il Museo paleocristiano: le sue lapidi ci parlano di uomini e donne di quelle prime comunità, destinate a espandersi e a rimpiazzare lari e dei i cui simulacri sono conservati presso il locale Museo archeologico romano.

Il territorio della Frontiera adriatica non è particolarmente esteso ma in esso si è concentrata davvero tanta e tanta storia e altrettante storie di uomini e di donne. Proprio per capire l’evolversi di queste vicende, il sito Storia della Frontiera adriatica (storiafrontieradriatica.eu) le ripercorre in dieci Capitoli, più un’Introduzione e un Epilogo che dalle remote ere della preistoria ci conducono alle soglie del duemila. Questi testi rimandano alla magistrale Storia della frontiera adriatica di Raoul Pupo, appena uscita per i tipi di Laterza. Anche da questo volume, attraverso un qr code, è possibile accedere ai materiali presenti nel sito.

Al termine di ogni capitolo, docenti e studenti troveranno inoltre, quale strumento di verifica e di studio, delle Domande già strutturate. Troverete anche delle Immagini – magnifiche ed efficaci le “ricostruzioni” di luoghi ed ambienti opera di Giusto Almerigogna qui rielaborate a colori – Documenti che mettono a disposizione dei “navigatori” altrettante fonti, corrispondenti ai diversi paragrafi in cui ogni capitolo è suddiviso, che dovrebbero costituire la base per ogni lavoro didattico sulla storia.

Per approfondire i tanti snodi cruciali del lungo arco di tempo qui presentato è quindi possibile ascoltare le Lezioni di approfondimento, frutto della competenza di numerosi docenti. Ancora, a beneficio di insegnanti e studenti, ecco gli Strumenti, mappe concettuali elaborate da Alessandro Bonaciti e Barbara Sturmar e altrettante Tavole grafiche.

Sono davvero tante le cose belle che il sito propone al visitatore virtuale della Frontiera adriatica e della sua storia: vi spicca la Storia per immagini di Marinella Perosa, capace di sposare il suo profondo amore per lo studio al gusto per il disegno: degli “appunti” tutti da vedere!

Il sito Storia della Frontiera adriatica è insomma un lavoro a tutto tondo, realizzato con la consueta competenza da Chiara Boscarol, che si rivolge agli appassionati, agli studiosi, al mondo della scuola.

Gli orrori novecenteschi nel territorio preso in considerazione dal sito sono stati malauguratamente numerosi: due guerre mondiali, come ricordava Antonio Santin nella sua Preghiera per gli infoibati; il passaggio disastroso dei sistemi totalitari del Novecento con il ventennio fascista capace di prolungare e moltiplicare violenze e orrori che colpirono soprattutto le comunità slovena e croata dell’area; venti mesi di dominazione nazista che non guardò in faccia a nessuno, con la sua cieca logica di predominio; l’avvento del comunismo titoista, quaranta drammatici giorni per alcune realtà del territorio da Trieste, a Gorizia e a Pola e un’affermazione definitiva su gran parte di esso.

Si tratta di eventi – certo di cruciale importanza – che recentemente hanno polarizzato l’attenzione dell’opinione pubblica. Vicende che sono però figlie di percorsi di lungo periodo che non ci si può sottrarre di indagare, anche per capire come e quando si siano radicate nella regione le sue diverse comunità, quali ne siano state le caratteristiche, i travagli, ma anche i pregi, la cultura, i progressi.

Per definizione, del resto, un’area di frontiera è anche territorio di conquiste, dove transitano eserciti e popoli in marcia alla ricerca di nuovi spazi. Tanto la storia antica, quanto quella medievale della Frontiera adriatica abbondano di esempi di tale natura e anche l’età moderna non è mancata di scossoni, mentre a chiuderla sarebbe stato il ribaltone di un’istituzione – la Repubblica di Venezia – che esercitò una storica influenza su tanta parte di essa. Altrettanto cruciale, per i destini della frontiera, la presenza degli Asburgo, capaci di inventare i porti franchi di Trieste e di Fiume facendo dell’Alto adriatico il mare di casa propria. Un mare da cui davvero aprirsi al mondo intero, come accadde per il periodo più glorioso e proficuo della marineria di queste terre: ricordate le splendide pagine conclusive de Il mio carso?

Ma non era finita: con la “primavera dei popoli”, ecco il definirsi delle diverse comunità nazionali, del desiderio di ciascuna di esse di riscattarsi, di definire il proprio posto in un’Europa in subbuglio. Intervenne poi, ad aprire il Novecento, il profondo solco della Grande guerra con le sciagure cui si è già fatto cenno.

Per capire tutto ciò, spostandosi agilmente nel tempo, ecco dunque questo nuovo strumento: un sito ricco di occasioni di approfondimento, di sguardi sul passato. Sguardi che possono orientarci meglio in questo confuso presente, convinti come siamo che l’uno e l’altro siano inscindibilmente uniti e che solo volgendoci con serietà e senza reticenze a ciò che siamo stati, saremo persone capaci di vivere con piena consapevolezza le sfide, che al momento fanno davvero tremare le vene e i polsi, di questi anni difficili.

Un tempo in cui non è facile fermarsi per ascoltare voci e suoni delle “morte stagioni” cantate da Leopardi. Ecco, questo è ciò che auspica chi scrive che è stato anche il curatore di questo sito. Ne abbiamo tutti, credo, veramente tanto bisogno.

L'autore